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La chiesa dedicata alla Madonna della Carità

L’Istituto di Carità di Udine - poi Istituto Renati - fu costruito tra il 1761 è il 1768 su disegno di Giorgio Massari e sotto la direzione di Luca Andreoli, Si componeva di due vasti corpi di fabbrica, raccordati da un oratorio.
Nel Soffitto della navata dell’oratorio Antonio Schiavi dipinse un allegoria, secondo la testimonianza di Giovanni Battista De Rubeis nel catalogo di tutti i quadri che sono opere di celebri e rinomati pittori autori esistenti ne’ luoghi pubblici della città di Udine, chiese, scuole (confraternite) e monasteri, compilato Verso il 1773 per conto dei deputati della città: «Chiesa della Carità e Monastero. La palla il mano sinistra Entrando in Chiesa opera del Canonico Cosattini di Udine. Il soffitto dipinto a fresco, opera dello Schiavi Carniello».
L’affresco andrà datato dopo il 1765 circa, al termine dei lavori del 1773, anno di stesura della memoria di De Rubeis (la cui prossimità cronologica all’affresco ne suggerisce l’attendibilità).

Per interpretare l’Allegoria di Schiavi è necessario riportare in sunto alcune notizie sul fondatore dell’istituto di Carità.
Il fondatore si chiamava Daniele Pincarli; era nato ad Ontagnano, nel 1705, dal rabbino della comunità ebraica di Udine, Salvatore Benedetto Pincarli, e da Eva Morpurgo; convertitosi al cattolicesimo, era stato battezzato a 26 anni, nel 1732, col nome di Giuseppe Filippo Renati. «Nato nel giudaismo. distaccato da’parenti per seguire il culto santo di Cristo, lungamente egli meditò i due più gravi dolori dell'anima, la man­canza di famiglia li la mancanza di religione», infedele per nascita, orfano per necessità, nel 1751 decise di destinare tutte le sue sostanze all’assistenza di ebrei friulani di  scarse fortune e disposti ad abbracciare il cattolicesimo; nonché all'assistenza è all'educazione di orfani indigenti. Con la collaborazione di alcune devote signore, riunite in una congregazione informate detta delle Rosarie. acquistò alcune case In Via Treppo e «a poco a poco divisò nella mente un ampio edifizio, con due famiglie di orfanelli, nell'una giovanette nell'altra fanciulli, e in ambedue nello stesso ordinamento».